Ritrovato tra le carte di Marinetti, nel 1972 per la prima volta un inedito manifesto di Umberto Boccioni riguardante specificamente l'architettura viene pubblicato a cura di Zeno Birolli (Umberto Boccioni, Altri inediti e apparati critici, Milano 1972).
Mancando in esso ogni indicazione cronologica, è a tutt'oggi aperto il dibattito critico circa la sua possibile datazione: essa comunque sembra credibilmente collocarsi tra la fine del 1913 e la metà del 1914, in un periodo sicuramente antecedente la pubblicazione del Manifesto Architettura futurista di Sant'Elia, del quale del resto Boccioni era da tempo amico.
Il testo qui riprodotto è tratto da Enrico Crispolti, Attraverso l'architettura futurista , Modena 1984.
FUTURIST ARCHITECTURE Found among Marinetti's papers, a previously unpublished manifesto written by
Umberto Boccioni and specifically concerning architecture, was published for the first time in 1972 in Zeno Birolli (ed.) "Umberto Boccioni, Altri inediti ed Apparati Critici", Milan 1972.
Attributing a possible date to Boccioni's manifesto is still a matter for debate today; it would be reasonable to place it somewhere between the end of 1913 and the middle of 1914, in a period that is certainly earlier than the publication date of the Manifesto of Futurist Architecture by
Sant'Elia, who at that point had been a friend of Boccioni's for some time.
The text reproduced here is taken from Enrico Crispolti "Attraverso l'Architettura Futurista", Modena, 1984.

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UMBERTO BOCCIONI Architettura futurista.
Manifesto
 


Tavolo + bottiglia + caseggiato
Abbiamo preso a pedate l'apatia commerciale e tradizionale dei pittori e degli scultori italiani, è ora di prendere a frustate l'affarismo e la viltà degli architetti.

L'architettura, l'arte libera per eccellenza, la più vasta nell'aspirazione all'assoluto è purtroppo e la più schiava e la più legata alle contingenze della vita.

Noi futuristi abbiamo riassunto in quattro anni le ricerche pittoriche e scultoree della modernità prima completamente sconosciute in Italia. Abbiamo creato a spirale la simultaneità la forma unica e dinamica che crea la costruzione architettonica della continuità:

DINAMISMO PLASTICO = COSCIENZA ARCHITETTONICA DINAMICA

Le condizioni dell'architettura italiana sinora sono particolarmente sfavorevoli.

Le condizioni politiche e sociali, il concetto tradizionale dell'educazione e dell'igiene sono barriere storiche che l'architetto difficilmente può rovesciare con la sua personale volontà e con la spinta isolata del proprio genio.

Ecco perché noi futuristi vogliamo condurre gli architetti italiani in quell'atmosfera di coraggio di severa solidarietà estetica che abbiamo creato.

Nella creazione architettonica il passato opprime la mente del committente e dell'architetto.

Ogni salumaio sogna il rinascimento o altro senza parlare della monumentale asinità dello Stato.

Il contatto con l'uomo d'affari scoraggia l'audacia dell'architetto. Il plagio questa piaga dell'arte italiana porta con sé e paralizza lo sviluppo di un'arte architettonica italiana con due vergognose schiavitù:

1° La schiavitù per gli ordini e gli stili antichi: il dorico, lo ionico, il corinzio, il romanico, il gotico, il rinascimentale il moresco, ecc.

2° La schiavitù per gli stili stranieri: sentimentalismo + quacquerismo = cottage o arte inglese; sensualità da Kellerina + zingaresca = birreria o arte viennese; barbarie rammollita + mugik letterario = isba o arte russa, latte di vacca + cioccolata + noia alpestre = chalet svizzero o arte villereccia.

Nella schiavitù degli stili antichi abbiamo delle logore e volgari abitudini archeologiche che creano il feticismo edilizio per il greco, il romano, la basilica la cattedrale gotica il palazzo cinquecentesco.

Nella schiavitù degli stili stranieri se così si possono chiamare abbiamo invéce lo snobismo intellettuále per il nord, che fa ingombrare una costruzione edilizia italiana di decorazioni di legni di stoffe di oggetti lavorati col gusto balordo del contadino delle varie steppe alla moda ungheresi russe o scandinave, che fa ornare i nostri ambienti pubblici teatri caffè banche esposizioni con i funebri marmi neri e le glaciali sculture in legno nero d'un restaurant berlinese, o con la pesante vivacità dell'orientalismo moscovita.

E ora di finirla.

Il solo paese che per clima e per spirito può dare un'architettura moderna di stile universale è l'ltalia.

E questo il suo ufficio futuro nelle arti.

Tra cinquant'anni l'ltalia avrà dato alcuni grandi artisti in pittura scultura letteratura musica architettura che detteranno legge al mondo.

L'unica via che conduca ad un rinnovamento radicale dell'architettura è il ritorno alle Necessità.

Quando ho scritto che la formula del dinamismo plastico racchiudeva in sé l'idealità della nostra epoca intendevo dire che racchiudeva in sé la necessità della nostra epoca. Nella vita moderna

NECESSITA' = VELOCITA'

Le nostre opere di pittura di scultura sono fatte di calcolo perché l'emozione scaturisca da una costruzione interna (architettonica) e sfugga l'accidentalità visiva.

Quindi i volumi dei corpi, i volumi atmosferici, i vuoti e i pieni e la loro definizione esatta matematica, lucente, la precisione dei contorni, i toni decisivi la nudità la crudezza la bianchezza la nerezza nelle nostre opere vivono in virtù di leggi architettoniche dettate da leggi armoniche.

La necessità dinamica della vita moderna creerà necessariamente una architettura evolutiva.

Questo concetto è qià applicato a tutte le costruzioni che rispondono direttamente alle necessità della vita e che per il loro ufficio sono credute fuori dal dominio estetico e sono invece proprio quelle che creano per la necessità della loro origine una emozione estetica veramente viva.

Un ferro chirurgico, una nave, una macchina, una stazione ferroviaria portano nella loro costruzione una necessità di vita che crea un insieme di vuoti e di pieni di linee e di piani di equilibri e di equazioni attraverso il quale scaturisce una nuova emozione architettonica.

Nessun ingegnere navale o inventore meccanico penserebbe mai a sacrificare una anche minima potenzialità della propria costruzione per lasciare il posto ad una decorazione o ad una qualsiasi preoccupazione estetica culturale. Nel magnifico sviluppo della meccanica constatiamo anzi il contrario.

Le navi le automobili le stazioni ferroviarie tanto più hanno acquistato di espressione estetica quanto più hanno subordinato la loro costruzione architettonica alla necessità dei bisogni cui erano destinate.

Alle grandi tettoie ferroviarie che erano lontanamente leqate al grandioso della navata della cattedrale subentrano le pensiline sufficienti e necessarie al treno in arrivo e in partenza.

Le alberature gli alti fumaioli che legavano la nave alla pianta al fiore, cioè all'irregolare naturale sono scomparsi per lasciare il posto ad un insieme necessario tagliente piatto elissoidale penetrante destinato ad evitare attriti.

Le automobili diminuite le dimensioni che le legavano al cocchio e alla diligenza per sviluppare il motore radere il suolo e filare come proiettili.

Verrà un tempo in cui le macchine dell'aria non imiteranno più l'uccello e il pesce per avvicinarsi sempre più a forme dettate di necessità di stabilità di velocità.

Questi procedimenti così profondamente educativi che ci offre la meccanica sono completamente trascurati nell'arte edilizia nell'abitazione nelle strade ecc.

La preoccupazione estetica la cultura, mentre tutte le forme della vita e dell'arte si allontanano dal disordinato dal caotico naturale per avviarsi verso un ordine prestabilito verso il cerebrale, impediscono ogni innovazione.

Si ha un concetto sacro della colonna e del capitello della cornice. Un concetto sacro della materia marmo bronzo legno un concetto sacro della decorazione.

Un concetto sacro del monumentale un concetto sacro della statica eterna .

Bisogna che l'architetto butti all'aria tutto e dimentichi d'essere architetto.

Torni ad un nuovo fondamentale, che non è l'arcaismo degli egizi o il primitivismo dei contadini ma è l'architettonico che le condizioni di vita create dalla scienza ci impongono come pura necessità.

E questa che guida infallibilmente l'istinto verso l'espressione estetica.

I grandi caseggiati popolari con la loro nudità e la loro semplice decorazione in bianco-pieno e vuoto-nero sono molto più vicini alla realtà della villa o del palazzo borghese.

Nel mio libro sulla Pittura e Scultura futuriste parlavo dei nuovi elementi naturali che la scienza e la meccanica ci hanno dati, in mezzo ai quali viviamo che sono l'essenza della vita moderna.

E in questi elementi naturali che si devono scoprire nuove leggi di costruzioni architettoniche.

Non si può parlare di statica e di eternità quando ogni giorno di più cresce la febbre della trasformazione, della rapidità delle comunicazioni, la rapidità delle costruzioni.

Tutto questo ci mostra che in architettura ci avviamo verso un'arte riqida leggera mobile.

Non progredirà mai finché si avrà la schiavitù tradizionale per il materiale da costruzione che la nostra moderna rapidità ci fa considerare come pesante ingombrante di lenta lavorazione quindi costoso.

Bisogna nobilitare le materie costruttive e rapide per eccellenza (ferro legno mattone cemento armato) mantenendo vive le loro caratteristiche.

Queste materie usate in una costruzione con il puro e semplice concetto di economia + utilità + rapidità creano contrasti di tono e di colore preziosissimi.

La putrella preservata dal minio può essere verniciata con tutti i bulloni dell'iride.

I bulloni creano degli spazi decorativi.

L'incontro del rosso-mattone col bianco-cemento crea una macchia decorativa.

E quindi un errore bestiale il far scomparire dalla costruzione queste materie mascherandole truccandole con intonachi, stucchi, finti marmi ed altre simili volgarità dispendiose e inutili.

Noi abbiamo soppresco in pittura e scultura ogni superfluo decorativo ogni preoccupazione estetica per il monumentale e per il solenne tradizionale.

Il dado la piramide il rettangolo come linea generale, in cui si include il fabbricato deve essere soppressa: esse mantengono la linea architettonica nella immobilità.

Tutte le linee devono essere usate in qualsiasi punto e con qualsiasi mezzo.

Questa autonomia delle parti componenti l'edificio romperà l'uniformità, creerà l'impressionismo architettonico e da questo potranno scaturire nuove possibilità avvenire.

Si otterrà intanto la distruzione della vecchia e inutile simmetria per la quale si sacrifica sempre l'utilità.

Gli ambienti di un edificio devono dare, come un motore, il massimo rendimento.

Per la simmetria invece si concedono luce e spazi ad ambienti che non ne hanno bisogno, se ne sacrificano altri necessarissimi alla vita moderna.

Quindi anche la facciata di una casa deve scendere salire scomporsi entrare o sporgere secondo la potenza di necessità degli ambienti che la compongono.

E l'esterno che l'architetta deve sacrificare all'interno come in pittura e in scultura.

E poiché l'esterno è sempre un esterno tradizionale, il nuovo esterno che risulterà dal trionfo dell'interno creerà ineluttabilmente la nuova linea architettonica.

Abbiamo detto che in pittura porremo lo spettatore al centro del quadro facendolo cioè centro dell'emozione invece che semplice spettatore.

Anche l'ambiente architettonico delle città si trasforma in senso avvolgente.

Noi viviamo in una spirale di forze architettoniche.

Fino a ieri la costruzione volgeva in senso panoramico successivo.

Ad una casa succedeva una casa ad una via un'altra via.

Oggi cominciamo ad avere intorno a noi un ambiente architettonico che si sviluppa in tutti i sensi: dai luminosi sotterranei dei grandi magazzini dai diversi piani di tunnel delle ferrovie metropolitane alla salita gigantesca dei grattanuvole americani.

L'avvenire farà sempre più progredire le possibilità architettoniche in altezza e in profondità.

La vita taglierà così la secolare linea orizzontale della superficie terrestre la perpendicolare infinita in altezza e profondità dell'ascensore e le spirali dell'aeroplano e del dirigibile.

Il futuro ci prepara un cielo sconfinato d'armature architettoniche.

Umberto Boccioni
 


Umberto Boccioni
Tavola + bottiglia + caseggiato (1912)
ff Table + bottle + tenement building (1912)