ARCHITETTURA FUTURISTA ITALIANA (1909-1944) Clemente Busiri Vici La colonia marina "XXVIII Ottobre" a Cattolica (RN)

Corriere della Sera, 29 giugno 1934, pag.1

 
IL DUCE INAUGURA SUL LIDO Dl CATTOLICA LA NUOVA COLONIA MARINA DEI FASCI ITALIANI ALL'ESTERO
 
Cattolica, 28 giugno 1934

Sul lido di Cattolica, a ponente della città, fra due torrenti canterini, il Conca ed il Ventena, è sorta nel sole una colonia marina per i figli degli italiani all'estero.
Si sa quanto siano ormai diffuse queste colonie, come ogni lido ne abbia e se ne contenda una, e come esse fioriscano ogni anno di migliaia di fanciulli che, beneficati dalla provvidenza del Regime, dicono come oggi la Patria si possa estendere pel mondo senza perderci e senza morire.
Ma questa colonia di Cattolica è una colonia nuova sorta apposta per i nostri figlioli che vengono dalle terre d'altri, una casa soltanto per loro, un modello, un tipo, un esempio, che dovrà essere seguito.
Con essa i Fasci all'estero hanno cominciato ad uscire da quel carattere di provvisorietà che forzatamente hanno dovuto avere finora, adattandosi ad affittare gli edifici scolastici delle varie località.
E' un previlegio questo toccato a Cattolica, una ricchezza nuova, una conquista dell'opera vastamente mirabile a favore e conforto di quella gioventù nostra per molte parti della quale la Patria è ancora una madre senza volto.
E poichè questa opera è destinata ad essere la prima di una serie, ha meritata, nè poteva mancarle, la consacrazione piú ambita, ancor prima che venissero ad abitarla i figlioli: la visita inaugurale del Duce.
Consacrazione è la parola piú adatta.
L'hanno sentito tutti.
Acconsentendo di visitarla per primo, il Duce ne ha suggellata la santità.
Nessuno piú di lui e meglio di lui poteva farlo. Una visita a una casa di fanciulli vuole sempre un po' d'amore.
E il Duce ama i fanciulli.
E quelli che vivono all'estero egli ha mostrato di amarli ancor piú, come si amano sempre di piú quelli che ci sono lontani.
Perciò egli è venuto oggi a Cattolica lieto di mostrare colla sua presenza l'approvazione spiritualmente paterna per l'opera degna dell'ltalia d'oggi, elevatasi tanto da poter guardare, come mai aveva fatto, di sopra delle sue montagne.

L'ambito premio

La visita ha avuto un carattere privato, è durata mezz'ora, si è svolta alla sola presenza dei gerarchi dirigenti e delle maestranze, da essa è stata volutamente esclusa ogni cerimonia.
Ma non per questo essa non ha avuto il significato del premio piú bello per tutti coloro che le dedicarono fatica di mente e di braccio, e che si nutrirono di quella fatica delle fatiche che si chiama volere.
La nuova colonia marina che si intitola "XXVIII ottobre", è stata costruita nel piú schietto razionalismo architettonico, ispirata ad una fantasia navale di suggestivo ardimento.
L'ingegnere Clemente Busiri Vici, che ne è stato l'ideatore, ha voluto - dice egli stesso - creare qualcosa di originale e fantastico che restasse impressa nella mente dei nostri figli d'ltalia che forse soltanto per una o poche volte vedranno la loro Patria, alloggiando questi ragazzi in un ambiente attraente e sportivo.
Informato a questo concetto, il Busiri Vici ha costruito quattro padiglioni divergenti verso il mare ed aventi una sagoma che sta fra la littorina e la nave, mettendo nel punto di divergenza un edificio centrale che con le sue forme in elevazione, le sue torrette, i ponti, i piani, ricorda, vista di fronte, una corazzata di linea, e in proiezione ha invece il profilo di un grosso velivolo.
Mentre questo edificio centrale raccoglie il grande refettorio decorato architettonicamente da nude travi e pilastri portanti, servizi di mensa, di cucina, di dispensa, e, nei locali superiori, gli uffici e gli alloggi per gli ufficiali, i quattro padiglioni, che misurano settanta metri di lunghezza ciascuno per tredici di larghezza, sono adibiti esclusivamente a dormitori per un complesso di novecentoventi ragazzi, disposti in cuccette-lettini su due piani che hanno l'apparenza di veri ponti di navi.
A poppa di ognuna di queste specie di navi sono disposti i servizi relativi. I ponti sono decorati a soggetti marinareschi, le lampade sono le stesse che si adoperano sulle navi, i pavimenti sono a liste di legno simili anch'essi ai ponti.
Le forme esterne, infine, sono a centine carenate con scale marinare in prua. L'insieme di queste costruzioni quanto mai originali dà l'impressione di trovarsi di fronte a delle navi in bacino.
Lo stesso colore celeste-grigio, le coperture verniciate ad alluminio, i pennoni decorativi che s'alzano nel cielo palpitanti d'insegne multicolori, pavesati e illuminati, ricordano [...] le nostre torpediniere e le nostre corazzate.
Sul prospetto superiore d'ogni padiglione, a caratteri marinari, sono incisi i nomi degli eroi a cui ognuno d'essi è dedicato: Gabriele D'Annunzio, Nazario Sauro, Costanzo Ciano, Luigi Rizzo, sì che l'illusione è perfetta.

Senso di un'architettura

Questa architettura, tenuto conto dell'ufficio a cui servono gli edifici, è una poesia.
Sulla riva del bell'Adriatico, nella cornice morbida dei monti, in questa terra di tanta volontà e di tante memorie, sagomare delle navi così, per ora di casa, vuol dire ricordare una potenza, una gloria, un orgoglio, un cammino percorso e da compiere, vuol dire infondere nei fanciulli una fierezza patria, mobilitare il loro spirito, accoglierli a suon di fanfara, abbracciarli a ritmo di marcia.
Questa specie di villaggio balneare è destinato ad apparire ai viaggiatori che si accostano a Cattolica come qualcosa di strano e di fantasioso e ad un tempo commovente.
Essa ha un destino di volontà, scritto con la luce, come una aureola.
Abitando in una casa come questa i nostri ragazzi avranno un po' I'impressione di essere dei soldati di una battaglia ideale, quella che si può combattere e si combatte in ogni luogo per la propria Patria, e la cui vittoria si tesse ora per ora da tutti i figli, dai piú grandi ai piú oscuri, ma per vincere in queste tutti sono in luce a un modo.
I quattro padiglioni sagomati costituiscono dunque quanto di piú moderno si possa conce pire in tipi di costruzioni destinate alla sana vita collettiva di migliaia di ragazzi nel t:empo fascista.
Essi sono sorti in poco piú di nove mesi sotto la direzione dell'ingegner Enrico Benazzo. Tutto è stato curato con risoluto senso di modernità, piú ancora, di giovanile allegrezza.
Tutto è decorato in azzurro Savoia, queste case sono così un riflesso del mare, ne sono il respiro.
La salubrità comincia ad essere scritta sui muri. Fra pochi giorni v'entreranno un migliaio di bimbi.
Allora essi canteranno il loro mattutino di fronte al mare che non ha vecchiezza.
Per oggi abbiamo potuto ammirare un vaso senza fiori.
L'ammirazione di oggi sarà ambizione e orgoglio di domani.
Lo stesso Duce ha promesso di tornarvi fra il respiro ed il canto dei fanciulli, quando questi padiglioni saranno inghirlandati di gioia e ridenti di gratitudine.
Stamane, arrivando, egli ha espresso subito il proprio compiacimento.
Glielo si leggeva in volto.
Austero come egli è non ha voluto mancare di premiare i suoi collaboratori alla grande opera col proprio sorriso soddisfatto.
Le feste preparategli erano di quelle piacciono a lui: mostrargli un'opera fascista, fatta di cuore, di pensiero e di mattoni.
Ecco perchè egli ha acconsentito a venire, ha acconsentito a compensare l'ispirata fatica dei suoi fedeli.
Il Duce è giunto infatti davanti a Cattolica in un motoscafo da lui stesso guidato, verso le dieci.
A bordo non vi erano che due motoristi.

Il Duce e gli operai

Con giovanile lestezza egli è balzato da solo sul pontile che si protende in mare dalla amplissima spiaggia della colonia.
Un cannone da sbarco da 60 ha lanciato le salve.
A ricevere il Capo erano il comm. Piero Parini, direttore degli Italiani all'Estero, che alla fondazione di questa colonia ha datto tutto il suo sagace ardimento e il suo amoroso intelletto, il prefetto di Forlì gr. uff. Borri, il segretario federale conte Teodorani-Fabbri, il segretario amministrativo Barillari, il generale designato d'Armata Grazioli, il commissario prefettizio di Cattolica cav. Bruno, il segretario politico cav. Ricci.
All'apparire del Duce sul pontile, gli operai allineati sulla spiaggia prorompono in entusiastici evviva ed in clamorose invocazioni al suo nome.
Il Duce bacia uno dei cinque bambini delI'architetto Busiri Vici, schierati sul pontile, mentre gli viene presentato l'architetto stesso.
Con questo e col comm. Parini, col direttore della colonia cav. Canepa e col generale Grazioli, seguito dalle altre maggiori personalità, egli inizia la visita inaugurale.
Davanti agli edifici il Capo esprime subito la sua soddisfazione.
La visita è minuziosa.
Vengono dati al Duce tutti i ragguagli sulla capacità e sulla razionalità delle costruzioni, sulle comodità studiate ed ottenute, sui servizi previsti ed attuati.
Nel gran refettorio centrale gli vien fatta ammirare la sua statua, simboleggiante un nocchiero nell'atto di tenere, con ispirata fermezza, un timone.
La statua è opera dello scultore Publio Morbiducci, che è presente. Il Duce osserva approvando la propria effige, poi prosegue rapido e sbrigativo secondo lo stile che in simili occasioni gli è familiare.
Visita le vaste cucine, magnifiche di modernità, di comodità e di eleganza, assaggia con letizia un pane che gli viene mostrato che sarà il pane-tipo degli ospiti.
Di ottima qualità come è, fragrante e invitante, costerà L.2,5 il chilogrammo.
A due gradini per volta, egli sale nella parte superiore dell'edificio centrale.
Quando appare sulla terrazza e, dopo, sulla torretta piú alta, le maestranze che si erano accalcate sotto lo acclamano con frenesia.
Piú volte egli deve rispondere ed affacciarsi per calmare quel saluto: Du-ce! Du-ce! Il ritmo si alza inestinguibile al cielo.
Egli visita poi i dormitori.
Gli vengono mostrate le cuccette munite di speciali armadietti, gli viene spiegato come la ventilazione sia particolarmente curata con due richiami di aria che trovano esito verso l'alto in modo da avere un continuo ricambio.
Egli si compiace ed approva. Si sofferma poi con la madre Supe riora delle suore preposte alla colonia.
Costei non sa trattenere la propria emozione e prorompe in una esclamazione piena di affettuosa semplicità: "Finalmente - ella dice - mi ha dato dal Signore la gioia di vederla da vicino!"

Realtà fascista

La visita dura mezz'ora, come s'è detto.
La colonia echeggia continuamente ///// ogni qualvolta, uscendo da un padiglione per entrare in un altro, il Duce appare agli operai.
Sul mare numerosissime imbarcazioni cercano di avvicinarsi al lido, inutilmente.
A terra gran gente è corsa pur conoscendo il carattere affatto privato della visita, ma animata dalla speranza di vederlo.
Gli applausi di questa folla lontana ed invisibile fanno da eco, rispondono felici, a quelli che scoppiano continuamente nell'interno.
La visita è finita. Il Duce si avvia al proprio motoscafo ripetendo al comm. Parini la propria approvazione.
La partenza rinnova l'entu siamo e l'intensifica.
Gli operai corrono alla riva e, come vedono il Duce scendere nell'imbarcazione, estraggono i fazzoletti, gridando piú evviva.
Sceso nel motoscafo il Duce prende il volante e con rapida e ardita virata ne punta la prua verso il largo, rispondendo al saluto degli operai.
Il commiato è commovente.
Dal mare le imbarcazioni, fra cui numerosissime di stranieri (moltissimi di questi avevano fatta domanda insistente per essere ammessi alla visita), fanno per avvicinarsi al motoscafo del Capo, gridando evviva e agitando le braccia.
Ma nessuno vi riesce.
La velocità del motoscafo e la perizia del guidatore sono tali che l'imbarcazione, aureolata di spuma, sparisce veloce sul mare.
La visita è stata breve, ma la sua eloquenza è stata grande.
L'affettuosa preoccupazione del Duce di tutto vedere e tutto conoscere, e l'approvazione venutane dicono con quanto cuore sia nata questa nuova realtà fascista, creata per il sogno di tanti fanciulli e per il conforto di tanti genitori.

Giovanni Cenzato
 

LA COLONIA MARINA "XXVIII Ottobre" A CATTOLICA (RN)

DOCUMENTI ORIGINALI

L'Architettura Italiana, N. 614, 1934

Corriere della Sera, 29 giugno 1934

Clemente Busiri-Vici nel ricordo del figlio Saverio

Filmato LUCE (1934) .

 
IN ALTO: La statua del "Duce Nocchiero" di P. Morbiducci (da un quotidiano del 1934).
SFONDO: Il Giornale d'Italia, 29 giugno 1934.

Testo e pagine documentali a cura dell'architetto .
La presente pagina è tratta da: M.Castelvetro - Nando Zani, THE NAVI: IPOTESI DI RESTAURO DI UNA EX COLONIA MARINA A CATTOLICA (RN), Tesi di Laurea in Architettura, relatore Prof. Remo Buti, Università degli Studi di Firenze, anno 1983.
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