ARCHITETTURA FUTURISTA ITALIANA (1909-1944) Clemente Busiri Vici La colonia marina "XXVIII Ottobre" a Cattolica (RN)

Articolo tratto da: L'ARCHITETTURA ITALIANA
Rivista del Sindacato Nazionale Architetti Fasc
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Direttore: Marcello Piacentini
N.614 - 1934 - X

 
COLONIA MARINA XXVIII OTTOBRE PER I FIGLI DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO A CATTOLICA*
 
ARCH. CLEMENTE BUSIRI-VICI
 
Lo scopo altamente umanitario ed educativo di questa colonia, prima di una serie di numerose altre, che saranno fondate dalla Benemerita Direzione Generale degli Italiani all'Estero, cui presiede da 8 anni con illuminata energia il Ministro Piero Parini, è evidente.
E' noto che tra le molte iniziative dell'Ente è quella di far venire ogni anno in Italia migliaia di ragazzi figli di nostri connazionali.
Nulla può essere più utile ai fini della propaganda nazionale dell'amorevole attenzione che si possa ad essi prodigare.
Solo se essi saranno posti in grado di conoscere e ammirare la bellezza e la forza del loro paese d'origine, durerà il loro attaccamento: un ricordo luminoso dell'infanzia potrà avere nello spirito di quei futuri uomini una importanza psicologica più profonda e durevole di qualsiasi tardiva propaganda.
Bisognerà attribuire un gran peso alla intenzione di ottenere una simile suggestione psicologica per capire ed anche per ammettere il carattere architettonico di questi edifici.
I bambini vengono a godere un pò di gioia sul Mare d'Italia, a vivere la vita forte e sportiva, disciplinata dei marinai.
Ideale soggiorno sarebbe stato per essi a bordo di vere navi e poter navigare, fare esercizi militari, sbarcare.
Cosa impossibile evidentemente: di qui l'idea di costruire delle specie di navi arenate a terra.
Solo così si giustificano l'oggettivisto architettonico ed il simbolismo che hanno ospitato queste costruzioni, le quali hanno l'aria allegra del giocattolo meccanico, e sono in realtà piene di tante trovate ingegnose e tecnicamente brillanti.
Siamo però fuori dal campo propriamente architettonico.
Benchè sia legittimo che le forme architettoniche moderne possano assumere sensibilità plastiche astratte dai mondi della nuova meccanica costruttiva, tuttavia è ingiusto giungere a trasferire negli edifici di muro e di cemento, fatti per essere costruiti ben fermi sulla terra, forme di organismi in movimento, quali navi ed aeroplani, le quali invece discendono appunto dalla necessità del movimento in rapporto al mezzo, acqua e aria, in cui esso si verifica.
LE NAVI 1938Non è dubbio inoltre che l'idea letteraria posta a fondamento di questa architettura abbia costretto a dei sacrifici nel campo organico e distributivo.
Delle navi arenate dovevano essere per forza di cose isolate e di volume intero, non comportavano quindi di essere collegate fra loro con porticati e di fruire del completamento di pensiline.
Mentre invece, in una organizzazione edilizia del genere, sembrerebbe giusto che nelle giornate piovose si potesse andare al coperto dai padiglioni-dormitorio all'edificio del refettorio e uffici: tanto più che, in deficienza di un grande spazio coperto appositamente previsto (ricreatorio o palestra), che del resto sarebbe riuscito troppo costoso e anche pleonastico, tali organi di collegamento ben si sarebbero prestati ad ospitare i giuochi dei ragazzi nelle giornate piovose e nelle ore di sista pomeridiane.
Non pare ragionevole nè sano che i ragazzi debbano trascorrere il tempo libero dagli esercizi sotto la pioggia o il sole d'agosto allo scoperto, ovvero nelle loro cuccette in camerata.
Ed ancora, se non avesse ostato il criterio delle navi arenate, sarebbe stato bene predisporre i padiglioni in modo tale da non far rimanere tra di loro zone non sorvegliabili dal padiglione di comando.
Altro ci sarebbe da osservare circa la mancanza di ampie terrazze a copertura degli edifici, che ben avrebbero sostituito i tetti a sagoma aerodinamica,circa l'inevitabile maggior costo derivante dall'uso sistematico di strutture cementizie a sbalzo, circa la mancanza di marciapiedi piuttosto alti e vasti al piede dei padiglioni, ecc. Inconvenienti tutti derivanti dall'impostazione fondamentale del tema.
E' doveroso che, dato il desiderabile sviluppo di organizzazioni del genere, la nostra Rivista dica ciò che sembra giusto in rapporto a tali criteri pregiudiziali.
Ciò non toglie che, dati i presupposti, l'architetto Clemente Busiri-Vici abbia saputo trovare soluzioni e sviluppi assai geniali, soluzioni i cui meriti sono pienamente dimostrati dalle illustrazioni qui riprodotte e di cui i requisiti tecnici sono chiariti dalle didascalie.
Coadiuvò efficacemente il progettista, il direttore dei lavori ing. Enrico Benazzo di Torino. Impresa costruttrice, brillante per doti di rapidità e precisione, la Ditta Ricci di Cattolica.
 

LA COLONIA MARINA "XXVIII Ottobre" A CATTOLICA (RN)

DOCUMENTI ORIGINALI

L'Architettura Italiana, N. 614, 1934

Corriere della Sera, 29 giugno 1934

Clemente Busiri-Vici nel ricordo del figlio Saverio

Filmato LUCE (1934)

 
*  Nel titolo originale per errore viene indicato "Riccione" anzichè "Cattolica".
IN ALTO: La colonia marina nel 1938 (Archivio ENIT).
Testo e pagine documentali a cura dell'architetto .
La presente pagina è tratta da: M.Castelvetro - Nando Zani, THE NAVI: IPOTESI DI RESTAURO DI UNA EX COLONIA MARINA A CATTOLICA (RN), Tesi di Laurea in Architettura, relatore Prof. Remo Buti, Università degli Studi di Firenze, anno 1983.
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